Vedrai che troveremo lavoro
Anna Maria Ricci
08/09/2026
4 min lettura

“Vedrai che troveremo lavoro.”
È una frase che, soprattutto all’inizio di un percorso di orientamento, mi capita di dire. E spesso la persona mi guarda come se fossi una marziana. 👽
Io, però, lo penso davvero.
Perché quando sei senza lavoro da mesi o anni, hai mandato decine di CV e non ricevi risposte, credere che ce la farai non è affatto semplice. Mi ricordo in particolare di un uomo, oggi sopra i 50 anni, al quale recentemente ho detto:
“Ti ricordi cosa ti dicevo un anno fa?” Mi ha guardata negli occhi, ha sorriso e ha annuito. Un anno fa quella fiducia gli sembrava quasi fuori luogo.
Oggi poteva guardarla da un’altra prospettiva. 🌱 Ci vuole pazienza.
Ci vuole fiducia.
E, a volte, ci vuole qualcuno che continui a credere in te quando tu fai fatica a farlo. Può essere un’amica, un familiare, una persona che conosci.
Ma cosa succede quando non abbiamo nessuno che crede in noi?
Forse è proprio lì che dobbiamo iniziare a costruire qualcosa dentro di noi: la fiducia di poterci provare. La fiducia di poter cambiare strada. La fiducia di poter ricominciare. E allora mi sono fatta una domanda:
La fiducia viene prima dei risultati o si crea? Io credo che siano vere entrambe le cose.
A volte dobbiamo avere un po’ di fiducia prima di vedere i primi segnali positivi.
Poi, però, sono proprio i piccoli passi, le piccole conquiste, una risposta, un colloquio, un incontro, una nuova possibilità… a nutrire quella fiducia.
E non è soltanto una mia sensazione. La ricerca parla di job-search self-efficacy, cioè della fiducia che una persona ha nella propria capacità di affrontare efficacemente i compiti legati alla ricerca di lavoro.
Una meta-analisi pubblicata nel Journal of Vocational Behavior ha evidenziato relazioni significative tra questa forma di autoefficacia, le azioni di ricerca del lavoro e alcuni risultati occupazionali. Una più recente scoping review, pubblicata nel 2025 su Frontiers in Psychology, ha analizzato 22 studi e ha evidenziato il ruolo della job-search self-efficacy nell’avvio, nella persistenza e nel successo della ricerca, insieme all’importanza di fattori come supporto, mentoring e adattabilità.
Ma lo dico anche perché l’ho provato sulla mia pelle.
Non scrivo queste cose per marketing e non sono consigli calati dall’alto, sia chiaro.
Racconto ciò che ho vissuto. Anch’io ho attraversato un periodo difficile.
Anch’io ho pensato che, aumentando gli sforzi, prima o poi sarebbero arrivati i risultati.
Inviavo tantissimi CV. Pensavo: più CV invio, più persone raggiungo, più aumentano le possibilità di ricevere una risposta. Ma le risposte non arrivavano.
E più non arrivavano, più diminuiva la fiducia in quello che stavo facendo. Poi una persona mi disse:
“Fai meno.”
Aveva ragione. Mi sono fermata. Non per arrendermi, ma per guardare la situazione da un’altra prospettiva.
E mi sono chiesta: Cosa sto facendo davvero?
Sto inviando CV a posizioni che mi interessano davvero? Sto cercando nel posto giusto? Sto raccontando bene quello che so fare?
Sto cercando lavoro o sto semplicemente cercando di fare qualcosa per sentirmi meno impotente o per dimostrare a chi mi sta accanto che mi sto impegnando?
Da lì ho iniziato a cambiare approccio. Ed è anche per questo che non credo nelle generalizzazioni, nei post validi per tutti.
Dal mio punto di vista, non esiste una ricetta valida per tutti. È il motivo per cui ho fatto il sondaggio a luglio.
Ed è il motivo per cui continuo a fare domande, ad ascoltare e a cercare di capire di cosa hanno davvero bisogno le persone quando cercano lavoro.
Perché ogni persona ha una storia e bisogni differenti. A volte il primo passo per ritrovare fiducia in noi e nella situazione è fermarsi e capire dove stiamo andando e perché.
E forse la fiducia non significa essere certi che andrà tutto bene. Significa riuscire a dire:
“Non so ancora come andrà. Ho fiducia nel prossimo piccolo passo



